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Facciamo il punto
In una nota diffusa a Bloomberg dal portavoce per i servizi finanziari della commissione europea Antonia Mochan la commissione europea ha deciso di aprire un'inchiesta nell'ambito della crisi finanziaria che sta devastando i mercati sul conto delle maggiori agenzie di rating internazionale, per il ruolo da loro svolto nella vicenda relativa al dissesto del credito cosiddetto 'subprime'.
Nel mirino in particolare il ruolo svolto da colossi come Moodys, Standard & Poor's ed altre primarie agenzie di rating.
Ricordiamo che i mutui subprime sono i mutui "non di prima scelta", concessi a chi non ha garanzie solide circa la capacità di rimborso.
Con molti possessori di mutui "subprime" che non sono più in grado di pagare le rate, il risultato è che l'immobile che stavano acquistando gli viene sequestrato e venduto ad aste giudiziarie, trascinando cosi giù il valore complessivo degli immobili. Questo perché in un'asta giudiziaria, si cerca di vendere velocemente, e non ad un prezzo elevato o "di mercato". Se le aste giudiziarie iniziano ad essere un numero rilevante, succede che se uno vuole vendere un immobile deve ridurre il prezzo che può aspettarsi di incassare.
Nonostante ciò, non è ancora il caso, almeno in Europa di farsi prendere dal panico; servono occhi aperti per qualche settimana, in modo da capire meglio cosa faranno i mercati, anche come conseguenza delle azioni di "ammortizzazione" che le varie banche centrali stanno mettendo in atto in questi giorni.
Con i consumatori distratti dalla corsa della benzina, il rientro dalle ferie rischia di essere amarissimo per il carrello degli italiani; le grande aziende e i big della distribuzione stanno mettendo a punto i listini dei prossimi mesi.
Dai produttori di latte che hanno chiesto un aumento medio dall'8 al 12%, alla pasta con gli incrementi spalmati a rate tra il 20-25%; al pane, caffè, burro, carne e formaggi +10%.
"I minacciati aumenti del pane e della pasta non trovano alcuna giustificazione. Gli incrementi di prezzo dei cereali, oltre che modesti, a stento arrivano alle quotazioni di dieci anni fa, a fronte di costi di produzione cresciuti nello stesso periodo di oltre il 25 per cento". È quanto segnala la Confederazione italiana agricoltori (Cia).